Published on novembre 23rd, 2017 | by Redazione

Una via o una piazza per il Questore Nardone

Gentilissimo Giangiacomo Schiavi,
alla pagina delle lettere del “Corriere della Sera” dello scorso 8 novembre, leggo con piacere quanto il dottor Nardone Armando ha scritto ricordando suo padre, Mario.
Desidero, con la presente, annoverarmi tra coloro che apprezzano e hanno apprezzato l’operato del “Questore Nardone”, così veniva ricordato dai malviventi sia di Milano sia di Como.
Ebbi l’onore di conoscerlo e di apprezzarne l’operato. Un Poliziotto che andava con i suoi uomini a fare gli “appostamenti”. Mio mentore all’inizio della mia carriera, tempi quelli, duri e operosi e di rapporti leali.
Confermo come Mario Nardone fosse accettato e in un certo senso benvoluto pure dalla criminalità. Nel senso che era un poliziotto modello. All’epoca la società era divisa in due: da una parte c’era chi difendeva la democrazia e dall’altro chi si opponeva. Il Questore Nardone era in grado di difendere la nostra democrazia e di rendere docili pure i contrabbandieri del Comasco. Perseguiva i criminali con la destrezza di chi sapeva.
“IL SAPERE ERA IL SUO POTERE”. Le sue informazioni su una indagine erano le prove provate che nulla sfuggiva e pertanto colpiva con severità tutti coloro che di rispetto per la Legge ne avevano poco.
Il rispetto reciproco delle due barricate era essenzialmente reale. Condivido la richiesta del figlio di intitolargli una via o una piazza, a colui che fu anche il mio mentore, il Questore Nardone.
Con cordialità e stima.
Vincenzo Amore

Per chi non conoscesse la storia di Mario Nardone, pubblichiamo una sua intervista realizzata da Enzo Biagi per la Rai, Radiotelevisione Italiana

Di seguito la lettera di Mario Nardone pubblicata sul Corriere della Sera e la risposta di Giangiacomo Schiavi

 


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