Cultura

Published on ottobre 24th, 2017 | by Redazione

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Parole per pensare i grandi classici della letteratura alla Sapienza Università di Roma

Dal confronto tra italianisti e psicoanalisti nasce il ciclo di seminari “Parole dell’Io”, un viaggio nel tessuto dell’anima fatto di parole, attraverso dieci opere della letteratura italiana

Da giovedì 26 ottobre 2017 a giovedì 25 gennaio 2018
ore 17.00-19.00
Aula I – Facoltà di Lettere e Filosofia, Sapienza Università di Roma

Per dieci giovedì, a partire dal 26 ottobre, il ciclo di incontri “Parole dell’Io”, a cura di Tito Baldini e Laura Di Nicola, invita psicoanalisti e italianisti alla riscoperta di dieci parole attraverso dieci opere letterarie
Dieci parole, ognuna associata a un’opera e a un autore, diventano lo strumento per indagare i temi dell’essere, dell’essere umano e dell’essere umano nella storia, funzionando come trait d’union tra letteratura e psicoanalisi, per ricordare il valore etico-conoscitivo delle parole e la funzione sociale della letteratura.
Il dialogo tra diversi saperi porta a suggerire nuovi approcci metodologici e analitici per le due discipline, rimettendo al centro del dibattito il canone letterario italiano, la sua tradizione e il suo valore nella costruzione dell’immaginario culturale.
L’iniziativa nasce da una collaborazione, avviata nel 2017, tra la Società psicoanalitica italiana e il Dipartimento di Scienze documentarie linguistico filologiche e geografiche della Sapienza.
Per il primo incontro del ciclo, che sarà inaugurato dal Preside di Lettere e Filosofia Stefano Asperti, dal Direttore del Dipartimento Giovanni Solimine e dal Vicepresidente della Società Psicoanalitica italiana Fabio Castriota, la parola scelta è “Amore” nella Commedia di Dante, in particolare nel II e V canto dell’Inferno riletti da Giorgio Inglese (Sapienza) e Domenico Chianese (Spi).
Nei giovedì successivi verranno esplorate in questa nuova chiave di lettura le parole: Destino, Melanconia, Identità, Sogno d’amore, Coscienza, Solitudine, Desiderio, Transito e Leggerezza.
E’ un viaggio nel tessuto dell’anima fatto di parole – sottolineano i curatori  Laura Di Nicola e Tito Baldini  – lavorato e  intrecciato nel telaio della letteratura.”

Gli altri seminari
I seminari proseguiranno ogni giovedì del mese di novembre.
9 novembre: la parola “Destino” nell’opera Decameron di Boccaccio, sarà analizzata da Monica Cristina Storini (Sapienza) e Laura Accetti (Spi);
16 novembre: la parola “Melanconia” delle leopardiane Memorie del primo amore, con le relazioni di Franco DʹIntino (Sapienza), Alberto Folin (Università Suor Orsola Benincasa di Napoli), Fabio Castriota (SPI) e con la collaborazione del Laboratorio Leopardi (Sapienza);
23 novembre: la parola “Identità” nel Fu Mattia Pascal di Pirandello, interrogata da Daniele Monticelli (Università di Tallinn) e Angelo Macchia (Spi);
30 novembre: la parola “Sogno d’amore” nel romanzo Una donna di Sibilla Aleramo, con gli interventi di Marina Zancan (Sapienza) e Manuela Fraire (Spi).

I seminari proseguiranno successivamente nei mesi di dicembre e gennaio.

7 dicembre: la parola “Coscienza” esplorata dal romanzo La coscienza di Zeno di Italo Svevo, con gli interventi di Francesco Ardolino (Università di Barcellona) e Alfredo Lombardozzi (Spi);
21 dicembre: la parola “Solitudine” nella lettura di Lavorare stanca di Cesare Pavese, con i contributi di Massimo Lucarelli (Università di Savoie), Francesco Capello (Università del Kent) e Lara Bancheri (Spi);
11 gennaio: la parola “Desiderio” nel romanzo Dalla parte di lei di Alba de Céspedes, con le relazioni di Lucinda Spera (Università per Stranieri di Siena) e Lucia Monterosa (Spi);
18 gennaio: la parola “Transito” in Ragazzi di vita di Pier Paolo Pasolini, analizzata in un seminario tenuto da Elisabetta Mondello (Sapienza) e Maurizio Balsamo (Spi);
25 gennaio: la parola “Leggerezza”, il primo Memos for the Next Millennium delle Lezioni americane di Calvino, concluderà il viaggio iniziato con lʹ”Amore” dantesco, rilanciando oltre i confini del Novecento il rapporto fra memoria letteraria e memoria individuale, alimentando l’utopia della parola, del suo valore morale, della sua capacità di agire come strumento di interpretazione e di intervento sul mondo: una ricerca di “amore” per la parola come Memos per il nostro millennio.


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